Scrive Borges, il nitido e demiurgico Borges, che il solo cercare un oggetto perduto, nelle terre di Tlon, ne crea e fa ritrovare una copia, uno hron. Hronir di diverso livello si allontanano e avvicinano ciclicamente alla somiglianza con l'originale. Questo passo del primo racconto delle Finzioni mi ha sempre provocato un leggero sconcerto, quasi fosse in contrasto con il rigore affascinante della storia del pianeta inventato: un peccato di inverosimiglianza.
Pare sia stato recentemente avvistato il bosone di Higgs, la particella di Dio, che risolverebbe (tutto?) l'enigna dell'universo, ipotizzato in linea teorica ma mai intercettato.
Ma erano davvero inverosimili gli hronir? E se il bosone fosse uno hron, generato dal desiderio di conferma della teoria? E se la complessa fisica e la chimica del nostro universo, se le sue inconcepibili dimensioni e fluttuazioni, se tutte le leggi che lo regolano e tutta la materia che contiene fossero hronir generati dalla speculazione degli osservatori, i quali credono di cercare spiegazioni a ciò che vedono, e invece costruiscono inconsapevolmente conferme a immaginazioni condivise? Se al tempo di Tolomeo il sole girasse attorno alla terra, a una terra piatta? Il desiderio è il motore dell'universo, narrano i Veda.
Borges dunque mi sorprende ancora, pure dopo trent'anni che rileggo, ipnotizzato, le lingue e le scienze di Tlon: gli hronir sono forse la più verosimile, la più terrestre delle sue invenzioni. E noi condividiamo la descrizione dell'universo, come ripete sghignazzando Don Juan a un imbarazzato Carlitos Castaneda, una descrizione non più veritiera del pianeta costruito dalle generazioni di scienziati concertati da un oscuro uomo di genio.
Non credo, sinceramente, di vaneggiare o giocare con le parole: un piccolo universo malleabile imprigiona la nostra coscienza,e restiamo qui, imbrogliati dalle nostre convinzioni.
“Lo scienziato contemporaneo non ha più, come l’aveva quello dell’età classica, l’illusione di aver accesso al cuore delle cose, all’oggetto stesso. Su questo punto, la fisica della relatività conferma che l’oggettività assoluta e ultima è un sogno; dimostrandoci come ogni osservazione sia strettamente legata alla posizione dell’osservatore, sia inseparabile dalla sua situazione, essa rifiuta l’idea di un osservatore assoluto”(Maurice Merleau-Ponty, Conversazioni, Milano, SE editore, 2002)
Scritto da: sunray | 22 dicembre 2011 a 22:32
Nel film-documentario What The Bleep Do We konw1 si racconta che quando Cristoforo Colombo raggiunse le coste americane, gli indios non riconobbero subito le caravelle, perché non avevano nessuna conoscenza di esse: erano molto diverse da tutto quello che conoscevano.
Inizialmente pensarono si trattasse di strane onde nel mare. Solo dopo un certo periodo lo sciamano vide le navi ed avvisò gli altri indios della loro presenza. Essi poterono vederle solo per la fiducia che riponevano in lui.
“Alcuni esperimenti scientifici, utilizzando la tomografia assiale, dimostrano che se un soggetto osserva qualcosa si attivano alcune aree del cervello. Viceversa se gli si chiede di chiudere gli occhi e immaginare lo stesso oggetto, si attivano nuovamente le stesse aree del cervello, come se lo stesse guardando realmente.
Questo ha portato gli scienziati a chiedersi: chi vede concretamente? Il cervello o gli occhi? E cos’è la realtà? È reale ciò che stiamo vedendo con il nostro cervello o è reale ciò che stiamo vedendo con i nostri occhi?
Il cervello non riconosce la differenza tra quello che vede nell’ambiente e quello che ricorda, perché in entrambi i casi si attivano le stesse reti neuronali. Da qui nasce la domanda: cos’è la realtà?”
“I filosofi del passato dicevano:
‘Se calcio una pietra e mi ferisco un dito,
ciò è reale. Lo sento e pertanto questa
è realtà’. Però questa è solo esperienza.
L’esperienza di una singola persona
su ciò che è reale” (Da What The Bleep Do We Know. Si tratta di un film-documentario che combina interviste, immagini sintetiche elaborate al computer e un racconto cinematografico. Il film si interroga sulle nuove scoperte della meccanica quantistica e delle neuroscienze e sviluppa un punto di vista secondo il quale siamo noi a creare la realtà che ci circonda. www.whatthebleep.com.)
Scritto da: sunray | 22 dicembre 2011 a 22:37
..mi concedo ora un parere personale. La mente umana è troppo limitata (o se vuole viene usata in modo molto limitato per una comprensione piena della realtà esterna ad essa). Penso solo a quanto poco sappiamo della realtà tangibile che ci circonda. Possiamo noi umani dire che un albero non ha coscienza? che non pensa, sente, soffre, gioisce (uso qui categorie umane ne sono consapevole) solo perchè non riusciamo a percepirlo? Come possiamo quindi avere una piena comprensione di realtà anche molto distanti da noi? Anni fa una mia docente mi disse che "gli scienziati non sanno nulla"... inizialmente mi destò molto stupore...ora mi avrebbe stupito molto meno.
Grazie per le sue riflessioni
Scritto da: sunray | 22 dicembre 2011 a 22:53