Gli autori dei Veda consideravano il sacrificio un vascello che salpa verso il cielo: una mossa errata, un nodo fatto male, ed è naufragio. La sciatteria dei gesti sulla terraferma non è concessa in mare, riporta Calasso nell'Ardore. E non è concessa nel sacrificio, strana barca oscillante tra le onde e i pericoli di un mare aperto, al di là delle colonne d'Ercole della nostra percezione, o descrizione del mondo.
Non ho mai pensato al sacrificio come veicolo progettato per inoltrarsi lungo la via più ovvia di valico dei confini, ma lo accetto senza difficoltà. Consapevole da tempo della necessità di disfarsi (sacrificare) dell'ego per iniziare il cammino. Ma ancora ho sentito dire (quanti libri, diversi e accomunati) che la via è perigliosa, occorre una guida sicura, occorrono gesti sobri e precisi, occorre non sbagliare, in un attimo si rischiano tracolli terrificanti, paure, vertigini, prigionie e oblii definitivi, e non parliamo di eternità perchè il tempo è un metro di significato incerto, oltrepassate le colonne.
E mi sento solo. Nessun guru a indicarmi la strada, ad accompagnarmi. Poche raccomandazioni da uomini che, mi pare, riportano insegnamenti la cui luce si affievolisce a ogni passaggio, e nient'altro. Non sono pronto a ricevere il maestro, o forse sono tanto primitivo da non vederlo benché sia a portata di voce. Chissà. Mi sento solo e impaurito davanti alla via, e penso che forse le immagini del mio racconto, Sonno interrotto, non sono farina del mio rigoglioso e futile sacco, ma suggerimenti su ciò che mi aspetta. Nessuno di questi tremebondi pensieri ha la benché minima possibilità di arrestare la mia curiosità: più forte di ogni altro pensiero è la convinzione che solo pensare alla via, a come affrontarla e muovere i primi impavidi passi, illumina di senso un'esistenza. Il resto è inconsapevole, risibile, impotente rassegnazione.
Un vecchio detto indiano recita "Il maestro appare quando l'allievo è pronto"
Scritto da: surapencil | 14 aprile 2011 a 22:33
...non bisogna aver fretta secondo me... nell'attesa mi esercito nell'attenzione, vigilanza, consapevolezza, abbandono, silenzio..
Scritto da: surapencil | 14 aprile 2011 a 22:55