La parentela tra il lavoro e la meditazione non finisce di sorprendermi.
Quando sono calato nella mia opera, il silenzio mi circonda, il mio pensiero è fermo, non divaga, il tempo perde i suoi connotati. Intreccio il mio cesto di vimini digitali, come un padre del deserto seduto sulla pietra.
Una differenza: l'abba si alzava per pregare, io mi distraggo in sciocchezze. Non è una differenza da poco. Questa è la differenza tra la preghiera continua e l'inciampare continuo nell'ego.
Ma il lavoro mi consola, aiuta a progredire, anche chi neppure sa dell'esistenza di una via.
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