Se i miei ricordi di analisi matematica non mi tradiscono, i punti di flesso sono i luoghi, nel disegno delle funzioni sul piano cartesiano, in cui le concavità delle curve si invertono. Non sono luoghi di cambiamento repentino e traumatico di direzione, non sono angoli più o meno acuti, e neppure i punti di culmine di una parabola, ma punti in cui si concretizza la variazione di tendenza. Fondamentali, nella nostra cultura, e credo che il loro valore abbia un'origine prevalentemente estetica.
Lo schema più ripetuto nel cinema è questo: una situazione di complica fino a un punto di profonda crisi, e in quel momento un fatto, o una azione, iniziano a invertire la tendenza, che approda al lieto fine. Nella lotta tra buoni e cattivi questa è la regola (fanno eccezione alcuni spaghetti-western in cui i buoni esibiscono pigramente la loro superiorità fin dall'inizio), ma l'invenzione è leggermente anteriore: il dolore di Achille per la perdita di Patroclo incide irreversibilmente sulla guerra di Troia, la breve frase mormorata da Lucia sul perdono è un colpo di maglio nella mente dell'Innominato, il quale decide in un attimo il cambiamento che rivoluzionerà, nel bene e nel male, le esistenze dei protagonisti della vicenda dei Promessi sposi, e anche il vecchio Bardo gioca spesso, da par suo, con i punti di flesso (mi pare di vederne due nella storia di Macbeth, uno dal bene al male, uno dall'ambizione alla disperazione).
Anche nella realtà compaiono questi punti: penso alla storia degli straccioni di Valmy, o alla battaglia delle Midway nella guerra del Pacifico tra States e Giappone. Ma più raramente. Capita spesso di sognare flessi che non si realizzano mai. Perché a determinare il flesso è la pervicacia, il non arrendersi mai, carattere umano tanto efficace e bello (ecco il valore estetico) quanto raro. E certamente non mio, come ho già avuto occasione di ammettere: combatterò mai una battaglia fino alla fine? O continuerò a dare per perse gare apertissime, salvo stupirmi ancora del successo di chi, testardamente e contro i miei pronostici, continua a lottare fino alla fine?
La mia predilezione per le vittorie facili e la pigra superiorità nasconde paure ancestrali o un'indolenza fine a se stessa? Pure, non sono immune al fascino dei punti di flesso, nessuno lo è. Ma flessi derivanti da un impegno trascinato, o casuale, o dalla contaminazione di storie diverse, non dalla pervicacia del vero combattente.
Non sono sicuro di essere sulla strada sbagliata, tornerò sull'argomento del combattere, e sul valore transitivo o intransitivo dei verbi vincere e perdere.
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