Parliamo di reti. E conseguentemente della società umana: per chi non lo sapesse, ricordiamo come l'uomo sia sopravvissuto alla temperie della storia, e della preistoria, grazie alla sua capacità di fare rete, di comunicare e collaborare, non certamente grazie ai pollici opponibili o alla presunzione di qualche genio incompreso.
Leggevo, in uno dei tanti sciocchezzai quotidiani, la seguente amenità in merito alla difficoltà di impostare una riforma sanitaria negli States (riporto approssimativamente): "ci si dimentica che negli USA non predomina il solidarismo sociale ma la libertà individuale". Dove sta la sciocchezza? Non vi sono dubbi: nella "libertà individuale", formula trita e vuota che allude a una ipocrisia. L'abuso della parola "libertà" fatica a nascondere le infinite forme di oppressione e condizionamento a cui siamo sottoposti, ma non è questo il fondamento dell'accusa. il solidarismo sociale consiste essenzialmente nella ricerca di soluzioni migliorative per l'intera popolazione: utopistico o impregnato di livore, questo è l'obiettivo. Il suo contraltare non è una idilliaca libertà individuale capace di superare i problemi autocelebrandosi, e allargando le braccia davanti al necessario darwinismo sociale. No, anzi, il contraltare è il vecchio nemico della libera competizione, il mostro atavico tanto forte da ucciderla, imbalsamarla e usarla come fantoccio da esibire davanti al pubblico beota. E' il lobbysmo, o dovremmo chiamarlo corporativismo, una modalità di affrontare i problemi sociali che non punta a ricercare soluzioni generalmente migliorative, ma migliorative solo per il gruppo di appartenenza, indipendentemente o contro agli altri gruppi.
Intendiamoci: la divisione teorica tra reti intersolidali e reti interostili non è la lotta tra il bene e il male. La rete intersolidale non pare garantire la soluzione di alcun problema, e tende spesso a trasformarsi in rete interostile (se non lo è già in partenza): ciò fa parte della natura umana, e in questi paraggi si colloca il vero motivo della necessaria disfatta del socialismo reale. D'altronde la rete interostile tende o alla paralisi, se le sottoreti sono in equilibrio, o alla frantumazione, quando una sottorete si dilata inglobandone altre, poichè la forza conflittuale, che possiamo riassumere nel proverbio "mors tua vita mea", è maggiore della coesione interna alle sottoreti (usare la politica come esempio è davvero troppo facile).
Probabilmente i sistemi complessi, e in particolare i sistemi sociali, necessitano di riposizionarsi dinamicamente di continuo tra questi due stati, o modalità di sopravvivenza: l'ecumenismo e il settarismo. Ma detto, e accettato, questo, chiamiamo le cose con il loro nome. La frase corretta avrebbe dovuto essere "negli USA non predomina il solidarismo sociale ma il lobbysmo": perché vergognarsi della verità? Forse perché a livello culturale, e per motivi religiosi, la rete interostile, nei confronti della intersolidale, assumerebbe regolarmente il deprecato ruolo del "cattivo": ruolo inaccettabile, in un milieu culturale dominato dai film a lieto fine. Quindi, la si nasconde dietro alla parola "libertà", concetto buono e videogenico per eccellenza. Naturalmente non c'è più libertà nelle reti interostili nei confronti delle intersolidali, ma questa osservazione è già troppo complessa per un pubblico ammalato di tifoseria (un giorno parleremo anche di questo tema). Ecco la sciocca ipocrisia a cui s'inchinano molti osservatori e descrittori della società umana.
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