Dieci volte tanti. Le cellule nel nostro corpo sono miliardi, ma i batteri sono dieci volte tanti. L'ho appreso con un attimo di stupore. Siamo colonie di batteri. L'impressione già vacillante di essere una unità si indebolisce ulteriormente. Quante volontà sinergizzano, si combattono, si ignorano all'interno di questo veicolo a cui prestiamo tanta attenzione? Rido al pensiero di come viene interpretata l'igiene.
Non eravamo semplicemente un campo di battaglia tra un ego cattivo e uno spirito buono, che alla fine vincerà scacciando il primo, o più probabilmente soccomberà a quel demone immondo, che si nutre della nostra consapevolezza? Nostra di chi? E questo ego non fa parte a pieno titolo del condominio che gestisce il detto veicolo? Perché non dovremmo identificarci anche in lui e nel suo destino? E se nel momento del distacco dal veicolo ci separiamo in ego e spirito, noi chi siamo? Solo lo spirito che fluttua verso qualche paradiso di consapevolezza finalmente piena, o anche il demone che se ne ritorna nel suo limbo in attesa di un nuovo spirito da parassitizzare?
L'idea di questa divisione è orribile, andiamo per metà da una parte e per metà dall'altra, senza speranza di ricostituirci, di ridare vita a questo malandato condominio. Assomiglia, infinitamente in peggio, al dispiacere di lasciare una compagnia di amici vacanzieri con cui si è condiviso un bel mese tropicale.
E non è finita.. due, o diecimila parti che si squagliano come neve al sole, al primo acciacco serio? Siamo solo come la forma momentanea di un folto gruppo di molecole d'acqua, unite nel comporre un'onda? Poi torneremo indistinte e reciprocamente indifferenti molecole dell'oceano? Si profilano soluzioni mostruose nella loro asetticità, difficili da accettare anche per gli esploratori più liberi da condizionamenti mondani.
Dall'altra parte, conosciamo religioni che garantiscono una maggiore compattezza dell'essere, in cammino verso una condizione di unione con... eccetera, ma pur sempre compatto nella sua consapevolezza. Addirittura gratificato del suo stesso veicolo per l'eternità, secondo la Chiesa di Roma. Il nulla ateo è un pericolo meno concreto e meno grave della dissoluzione dell'unità in due o innumerevoli parti.
Ma la soluzione di questi enigmi forse sta altrove. Il collante, il tessuto di relazioni che unisce le entità, è la vera essenza preesistente alle entità e al loro condominio, essenza che non scompare. Il legame precede l'oggetto co-legato. Il legame non è un'altra entità. Oppure lo è, da un certo angolo di osservazione, ma principalmente sono le entità ad essere fasci di connessioni, e non altro, come in questo blog ho già ipotizzato.
Fasci di connessioni, legate momentaneamente da un'altra connessione come un ramo di salice serve a legare un fascio di rami di salice, e intrecciate con altre connessioni, a formare entità effimere come effimera è quella loro vibrazione che chiamiamo tempo. Faccio fatica a immaginare, non parlo di comprendere. Ma nel guardare con distacco consapevole la vibrazione dei legami risiede un segreto ancora inafferrabile, per me. La libertà dal tempo, qualcosa di infinitamente più ampio dell'eternità e dell'immortalità.
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