Telos
Forse nessuno crede in realtà possibile l'assenza di un telos, di un luogo verso cui si dirige l'essere: se davvero ce ne convincessimo, non una pulsione delle infinite, e in parte infinitamente buie, del nostro animo sarebbe contenibile. Vivremmo un irrefrenabile e terrificante presente, nella consapevolezza del nulla pronto a inghiottirci.
Che sia questa prospettiva orribile a indurci a inventare cosmogonie ed empirei, per dare sostanza alla speranza di un telos, o per nasconderne l'inconsistenza? Oppure è sufficiente zittire la voce lamentosa e impastata del nostro ego per accorgerci che non c'è altro che la Via, nella nostra natura, e che l'unico senso della nostra vita è acquistarne la consapevolezza?
Neppure per un attimo ho mai creduto possibile la mancanza di un telos: c'è dell'altro (quante volte l'ho scritto?) oltre l'arrabattarsi sconclusionato di quei palloncini suscettibili che chiamiamo ego, e oltre quella descrizione dell'universo che la scienza affina al punto di scoprire che è solo una descrizione.
Nulla ha senso, altrimenti, neppure l'argomentarne l'inesistenza.
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