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Bene, ora parliamo del confine

Ecco un bel problema. Tanto profondo da sfiorare la noia e il ridicolo, sempre in bilico tra assoluto e relativo, chiaro e sfumato nei contorni, e tanto sottile da insinuarsi in ogni fessura della nostra vita e della nostra mente. Il confine tra il bene e il male.
Bistrattato dalle vicende umane, ridisegnato e spostato miriadi di volte, tracciato nelle forme più disparate in tutti gli angoli del mondo ma presente ovunque, questo confine esiste, contrariamente al pensiero di chi iper-relativizza, ma non assomiglia al confine etico-sociale tra permesso e non permesso. Non assomiglia al codice penale di alcuna nazione e neppure ai dieci comandamenti, il cui scopo è prevalentemente connesso all'insegnamento dei modi della convivenza, o alle regole di cui tutte le religioni sono prodighe nei confronti delle popolazioni fedeli, quelle popolazioni che non possono superare lo stadio del seguire una regola, una parvenza di confine. Altro è il discorso diretto agli iniziati, quella riflessione profonda che fa supporre all'anonimo della Nube della non-conoscenza il nostro stupore, nel vedere quale feccia verrà chiamata in paradiso il giorno del Giudizio, e quali galantuomini verranno spediti con gelida indifferenza all'inferno. Qui, in questi paraggi, si trova la vera frontiera.
E come davanti a tutti i confini, ci chiediamo di che materia è fatta.
Meditazione. Preghiera. Tacitare l'ego. Seguire quei sentieri nascosti che portano all'esterno della nostra rete di pensieri, che ne rompono le maglie e ne sciolgono i nodi. Sempre le stesse parole, che si rincorrono alludendo a questo allenamento. Ma questa è la materia del confine, e da qui possiamo iniziare a comprenderne la vera collocazione. La quale non coincide con la regola dell'etica sociale. Non sono neppure frontiere parallele. Sono tracciate su linee reciprocamente indifferenti, e questo è stupefacente e forse atroce. Ma dall'anacoreta che prende la via del deserto dopo avere, con l'inconsapevole curiosità di un animale, squartato una donna incinta per comprendere il mistero che portava in grembo (sant'Apollo, mi pare di ricordare) all'innominato manzoniano che purifica in un attimo una vita deprecabile aprendo gli occhi e ricevendo la grazia dalle  parole semplici di Lucia, alle considerazioni su colpevoli e innocenti di Padre Brown, che non indaga esaminando la cenere dei sigari ma entrando nell'anima dei peccatori, gli indizi per capire qual è la vera differenza tra bene e male si moltiplicano nella nostra memoria. Basta osservarli con la giusta attenzione e dal giusto lato.
Non il comportamento sociale corretto, di certo apprezzabile e comunque istintivo per chi abbandona i desideri e le ambizioni mondane, ma l'esercizio della meditazione è l'essenza del territorio del bene, e il confine vero e preciso è la linea di separazione tra la preghiera e il non pregare.
E nella diversa percezione del confine tra bene e male si riflette la differenza tra seguire la via e circondarsi di una cornice di regole, tra nutrire la fede e abbracciare una religione.

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