Fermare il dialogo interno, e poi? Meditare, pregare, e poi? Placare i turbini mentali, e poi? Poi, la percezione di un altro universo, lo stato di grazia, l'estasi, non ci sono parole per descrivere, eccetera. Ma forse il nostro linguaggio e il nostro pensiero sono un po' più potenti di quanto lasci credere questa mistica incapacità di descrivere.
Una rete deve collassare perché ne emerga un'altra.
Oppure: distinguere i collegamenti interni alla rete superiore da quelli tra la superiore e l'inferiore, e percorrere i secondi. A questo, forse, mirano inizialmente la pulizia della ciotola zen, la confessione o l'inventario personale di Don Juan. Comunque: portare a galla un'altra rete, che intravediamo nei sogni (quelli profondi, non le visioni scomposte del dormiveglia) e che è molto più vasta e complessa della prima. E molto meno stretta e gelosa della nostra attenzione, sempre forse.
In questo consistono l'azione mistica e la magica, con le dovute differenze.
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