Poche istruzioni per muoversi nella rete sociale.
Uno. Collegarsi alle reti è indispensabile, se siamo sopravvissuti alle temperie preistoriche non è grazie alle intuizioni anticipatrici di alcuni fenomeni, ma alla capacità di collaborare.
Due. Collegarsi a una rete costa. Sempre. In un modo o nell'altro (tempo, denaro, accettazione di regole...). Non esistono reti gratuite.
Tre. Occorre collegarsi a reti a cui ci si sente omogenei, altrimenti il prezzo da pagare è comunque troppo alto e alla lunga insostenibile.
Quattro. Più ci si avvicina al centro della rete e più se ne ottengono benefici. Quando si vegeta ai bordi il costo rischia spesso di risultare non conveniente.
Cinque. L'avvicinarsi al centro della rete, o ai nodi significativi, richiede uno sforzo che non tutti possono fare e non tutti sanno fare correttamente. Camminare sui fili è un'arte.
Sei. Mai tagliarsi i ponti alle spalle. La tendenza di alcuni a non coltivare quest'arte e a uscire in modi irreversibili dalle reti è deleteria, costa molto e la si paga tutta.
Sette. Le reti sono elastiche, ma difficilmente reggono a lungo nodi troppo pesanti: leggerezza, nel cucire fili e nel percorrerli, understatement, ma c'è bisogno di dirlo?
Fine. Forse ho dimenticato qualcosa, ma già applicando correttamente queste istruzioni... non perdiamo tempo a rimuginare.
Stilita, fili e reti
(I. Calvino, “Le città invisibili”)
"Dopo aver marciato sette giorni attraverso boscaglie, chi va a Bauci non riesce a vederla ed é arrivato. l sottili trampoli che s'alzano dal suolo a gran distanza l'uno dall'altro e si perdono sopra le nubi sostengono la città. Ci si sale con scalette. A terra gli abitanti si mostrano di rado: hanno già tutto l’occorrente lassù e preferiscono non scendere.
Nulla della città tocca il suolo tranne quelle lunghe gambe da fenicottero a cui si appoggia e, nelle gior¬nate luminose, un'ombra traforata e angolosa che si disegna sul fogliame.
Tre ipotesi si danno sugli abitanti di Bauci: che odino la Terra; che la rispettino al punto d'evitare ogni contatto; che la amino com'era prima di loro e con cannocchiali e telescopi puntati in giù non si stanchino di passarla in rassegna, foglia a foglia, sasso a sasso formica per formica. Contemplando affascinati la propria assenza".
Scritto da: Mirco Mariotti | 24 maggio 2007 a 15:16
Una sola parola: straordinario.
Scritto da: Davide | 26 maggio 2007 a 10:42
Le reti sono strutture concepite per imprigionare qualsiasi tipo di animale, gli uomini che ne cadono vittima finiscono col sacrificare ad esse il proprio talento.
"Posso amare una pietra, Govinda e anche un albero o un pezzo di corteccia . Queste son cose, e le cose si possono amare. Ma le parole non le posso amare. Ecco perché le dottrine non contan nulla per me: non sono né dure né molli, non hanno colore, non hanno spigoli, non hanno odori, non hanno sapore, non hanno null'altro che parole. Forse è questo che impedisce di trovar la pace: le troppe parole. Poiché anche liberazione e virtù, anche Samsara e Nirvana sono mere parole, Govinda. Non c'è nessuna cosa che sia il Nirvana, esiste solo la parola nirvana"
Scritto da: Joe Manta | 03 giugno 2007 a 16:45
Percorsi di terra N.4: per descrivere un percorso di terra occorre una mappa. La mappa è un ideogramma, il riassunto di immagini, emozioni. Chi la consulta spesso trascura questo concetto, non è detto che un viaggio ci appartenga. Ciascuno dovrebbe inventare il proprio itinerario ma la consuetudine ci indirizza sulle forme cristallizzate di una cartina, sui segni di chi fino in fondo ha vissuto il proprio tragitto. Questo non significa che ciò che è già stato tracciato sia scontato; è più una questione di indipendenza, il fascino di creare e percepire supera la facilità di migliorare ciò che con formale comodità ci viene proposto.
Scritto da: Mirco Mariotti | 19 giugno 2007 a 19:14