... e Poemen?
A proposito di padri del deserto.
Senza togliere nulla alle Upanishad, al Sutra del Loto e al Tao Te King, nelle religioni orientali sono tanti i testi significativi e conosciuti, studiati e commentati, libri di epoche diverse, forse di tutte le epoche. Dai Veda a Sankara a Maharshi, da Siddhartha a Bodhidharma a Huineng a Dogen si dipana un tesoro di scritti che i correligionari amano indistintamente.
E dalle nostre parti? Potremmo dire che non si parla mai abbastanza dei Vangeli, non si pensa mai abbastanza alle lettere degli Apostoli, però... quanti sono i cristiani che conoscono, o hanno anche solo sentito nominare dai loro ministri di culto, l'Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempen, la Nube della non conoscenza dell'anonimo inglese, le opere di Teresa d'Avila, Giovanni della Croce, Meister Eckart, e Tommaso d'Aquino, e prima Agostino, gli apoftegmi di Poemen e degli altri padri? E aggiungerei, se mi è concesso, Chesterton. Il rapporto tra la Bibbia e gli altri testi, nella nostra formazione religiosa, non ripete l'equilibrio riscontrabile in oriente: credo sia un errore, e non si risponda banalmente che non si può paragonare un libro ispirato da Dio agli scritti di volonterosi santi. Mi sembra di intravedere una propensione a tirarsi la zappa sui piedi.
Non saprei dire delle altre religioni di stampo giudaico, ma se il Corano è attributo di Dio, evidentemente si riproporrà la stessa situazione. Il risultato è un confine impervio da superare per chi intende allenarsi e percorrere la via e desidera beneficiare delle esperienze di chi ha seguito lo stesso cammino.
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