Serrare le file!
In tempi di sbandamento, occorre serrare le file. E' vero in battaglia come nel progredire della società, è vero in qualsiasi vicenda umana. Ma che cosa significa "serrare le file"?
Significa intraprendere un cammino con decisione, in una direzione comune, aiutandosi senza essere indulgenti nei confronti di chi non si allena. Il cammino è impervio, e richiede un'allenamento rigoroso. E' assoluto, in senso etimologico: sciolto, libero, indipendente da relazioni con tempi e luoghi. Alcune regole vanno seguite lungo al cammino, se e finché servono, poi vengono abbandonate. Questa è la soluzione più solida, e richiamo l'attenzione sul termine greco che sta per "allenamento": askesis. Ascesi.
Oppure significa rivestire la truppa di una corazza di regole che ne rendano il comportamento omogeneo, controllabile, impermeabile ad attrattori ostili e, in definitiva, a prova di sbandamento. Non sono regole funzionali al cammino, perché il cammino è troppo minimalista e indulgente per andare oltre alle buone intenzioni, e dettare regole. Non sono neppure relative ai tempi e ai luoghi, perché non si possono lasciare margini di opinabilità. Sono assolute, perché il loro vero compito è surrogare il cammino stesso. Ma questa è una soluzione di ripiego. La corazza di regole non serve a difendere il cammino quando è intrapreso con decisione e consapevolezza, perché non ha nessun bisogno di essere difeso. Serve a nascondere il ventre molle di chi si attarda alla partenza, per pigrizia o indecisione. Le regole assolute opprimono, ma non richiedono l'allenamento e la concentrazione del cammino.
Un breve koan del Buddismo Zen per chiarire la differenza: maestro e adepto giungono camminando sulla riva del fiume, e incontrano una giovane impaurita all'idea di attraversarlo. Il maestro la prende in braccio e la porta sull'altra riva. Si salutano e proseguono per la loro strada. L'adepto, stupito dalla leggerezza con cui il maestro aveva violato la regola di non toccare donne, dopo mezz'ora di cammino si decide a chiedergli come aveva potuto prendere in braccio la giovane. Il maestro risponde "Ah, quella ragazza? Ma io l'ho deposta mezz'ora fa', sei tu che continui a portarla in braccio!".
Perfetto.
Pensa a questo: Pai Mei va dal monaco capo del monastero Shaolin per chiedergli la testa, come scusa per l'offesa di un adepto che non lo ha salutato. Strage di monaci Shaolin.
Sarebbe bastato, per evitarlo, questa risposta? Caro Pai Mei, sarò ben lieto di offrirti la mia testa, quando verrai a prenderla libero da ogni turbine della mente. Altrimenti la puoi prendere lo stesso, ma questo non fara che indebolire ulteriormente il già debolissimo Pai Mei.
Scritto da: Zhao Zhou | 25 aprile 2007 a 14:40
Non ho capito che c'entra Pai Mei, eppoi, non sarebbe bastata una brava zoccola a calmare il vecchio irascibile? Possiamo ben fregarcene delle regole se ci ostacolano lungo la via, se ho capito bene... a meno che con questa scusa non si imbocchi una via opposta.
Ma se ho ben capito dal Tantra Yoga, anche la via più materiale e sregolata è parallela! Anche la via di sant'Apollo è parallela! E l'anonimo della Nube della Non Conoscenza dice che saremo sorpresi nel vedere quali topi andranno in paradiso e quali santi all'inferno!
Scritto da: Madeleine | 25 aprile 2007 a 14:46
Ma secondo me l'uomo faceva bene a tenersi in spalla la ragazza, che che che le regole dei monaci! Vuoi mettere con il profumo di una carnagione fresca come una rosa di maggio, con tutte le sue cosine! Quella si che è una strada che non ci si perde! Mo insomma..
Scritto da: Pocaterra Entalpider | 25 aprile 2007 a 15:52