Ha!
Ho un libro che si intitola "Ridere", un saggio sul significato e sull'importanza della risata sotto molti punti di vista (psicologico, sociale, medico eccetera), su come si creano le condizioni per generarne una, sui meccanismi che la attivano... non lo leggerò perché mi convincerebbe di cose di cui sono già convinto. E perché non mi farebbe ridere.
Se non sapessi che cosa è una risata, lo leggerei, ne intuirei l'importanza, mi arrovellerei nel tentativo di farmene una, magari emetterei urla gutturali per imitarne l'effetto sonoro descritto, ma, consapevole di non averne afferrato la natura, mi arrenderei alla frustrazione.
E forse una mano invisibile mi metterebbe in mano un altro libro, come "Tre uomini in barca" di J.K. Jerome, o un racconto di Benni, o "Le serate di Mulliner" di P.G. Wodehouse, e alla seconda pagina mi ritroverei piegato sulla poltrona a cercare di respirare trattenendomi lo stomaco, con le lacrime agli occhi e una incresciosa macchia sui pantaloni.
Ora, mi domando: l'ubriacatura di endorfine mi lascerebbe la lucidità sufficiente per capire che quella era una risata? Penso di si, magari non subito.
Mi interessano i sacri testi mistici, di tutte le religioni. Ripetono di abbandonare l'ego, di non contare sulla ragione in questa impresa, di interrompere il dialogo interno e distruggere schemi interpretativi, di concentrarsi sul qui e ora, di aprirsi alla grazia, e tante altre cose. Forniscono anche indicazioni pratiche di carattere ascetico, per allenarsi, come pronunciare "hahaha" per allenarsi a ridere.
Che nervoso, sapere che da qualche parte davanti ai miei occhi si nasconde (non si nasconde affatto) l'oggetto, o la condizione, o quel qualcosa che mi darebbe la spinta necessaria. Forse è nelle parole acuminate di Chao Chou?
Splendida metafora, Stilita: non si impara a ridere urlando hahaha, come non si impara a sorridere tirando gli angoli della bocca e non si impara nulla mandando pagine su pagine a memoria.
Si impara a ridere con il solletico sotto le ascelle, si impara a sorridere dimostrando sentimenti caldi al prossimo, si impara attraverso leve laterali.
Il punto di fondo è che la nostra volontà si prende gioco di noi, o meglio che volontà e consapevolezza sembrano non andare mai d'accordo. Due sorelle zitelle e bisbetiche.
No, non è semplicemente così: nel caso del ridere, il contenuto è ineffabile agli sforzi, è un meccanismo che scatta quando... mah, ieri una ragazza in palestra si scompisciava durante un esercizio faticosissimo...
Scritto da: William Mazzantini | 25 aprile 2007 a 14:34
Ridere ridere ridere idere dere ere re e hehehe. Quello che cerchi è su tutti i lati: dove stai guardando?
Scritto da: Zhao Zhou | 25 aprile 2007 a 14:37